Accorgimenti narrativi del Collodi
di Carlo Guazzo

Mi sono sempre chiesto quali possano essere gli ‘ingredienti’, inconsapevoli talvolta, di un successo, sia esso una prestazione, un evento, un libro, un film... La fermezza e l'incisività degl'intenti,argutamente pianificati, si rivelano solo nel tempo perché la lungimiranza d'alcune attenzioni non sono subito riconoscibili : solo un attento studio a posteriori può mettere in risalto l'acutezza perseguita. Il risultato così ottenuto rivela un carattere immediato ed inspiegabilmente calamitante. Il successo de LE AVVENTURE DI PINOCCHIO ha da un certo lato dell'incredibile: nasce quasi per istinto di sopravvivenza del Collodi che era stato allontanato dalla sua professionalità giornalistica senza un motivo forte. La sua  attendibilità era sfumata. Come può reagire un uomo che sente franare una reputazione a fatica costruita? Ribalta ironicamente la situazione tragica, individua un altro settore dove egli possa sfogare al meglio la sua scrittura ed inventa una storiella per bambini dove tutti i ruoli seri della cronaca cadono per lasciare posto alla pura invenzione, stesa controllando disinvoltamente tutte le varianti e le trasformazioni. Ho letto più volte la storia, più volte visto i vari film e cartoni animati tratti da essa, beneficiando di un'inspiegabile positività. Ma allora dove sono i segreti? Forse li ho trovati, non tanto nella trama ma nel modo di raccontare. L'attento autore fu in grado di rendere credibile la sua storia perché s'era accorto che accompagnando la narrazione con descrizioni apparentemente insignificanti, il fatto acquisiva più veridicità. Il narratore fu involontario scopritore di quello che parecchi decenni più tardi fu codificato come linguaggio segreto del corpo, in altre parole la scienza che studia la comunicazione non-verbale. Nella vita quotidiana muovendoci, parlando, pensando, compiamo dei gesti involontari: essi sono dei segnali, accompagnano il nostro vivere; osservandoli si può imparare a riconoscere o no la veridicità di un racconto o di una considerazione. Sono dei gesti fatti di riflesso, che inconsapevolmente facciamo quando agiamo. La comunicazione umana si svolge, non solo attraverso le parole, ma anche con l'ausilio di gesti, posizioni, atteggiamenti e distanze. Il cinema americano ha saputo appropriarsi di queste attenzioni per rendere la finzione più vicina alla realtà ed ogni buon attore sa farne uso nelle debite maniere. Un esempio per capire: immaginate una scena in cui due cow-boys stiano per affrontarsi in duello: l'inquadratura corre sul volto di uno dei due che, teso nella situazione oltre ché sudare, deglutisce, muovendo con un lento giù-sù il pomo d'Adamo. Questo è un dettaglio importante. Ognuno di noi compie inconsapevolmente tale gesto prima di affrontare qualcosa di persona in cui non è convinto della riuscita. Il deglutire saliva metaforicamente accompagna ad ' inghiottire ' la situazione in cui ci si è ficcati, e dalla quale non ci si può sottrarre. Colui che deglutisce nel duello è consapevolmente in situazione d'inferiorità e di sicuro avrà la peggio nell'esito finale del duello. Tralasciare tale piccolo dettaglio significherebbe non rendere appieno partecipe lo spettatore della situazione. Il Collodi ha tempestato la sua storia di queste descrizioni, talvolta anche esagerando; con esse il racconto appare più vicino alla realtà sebbene si parli seriamente di un burattino di legno che prende vita. L’artefice fu anticipatore, s'accorse che quei piccoli messaggi corporei sarebbero stati in grado di arricchire la sua formidabile invenzione. Fotografare per iscritto tali segnali non-verbali significava dare maggiore fluidità al racconto per non riempirlo solo di fantasie. Analizzando il testo si troveranno a decine di questi artifici, primo tra tutti quello cardine del racconto, ossia l'allungamento del naso di Pinocchio nel dire una bugia. Raccontando una cosa non vera (e qui si entra nella comunicazione non verbale) si è portati istintivamente a ' coprire ' in parte il volto quasi a volerci nascondere dietro la menzogna: lo facciamo portando, senza accorgercene, la mano al viso avendo la ‘scusa gestuale’ di toccare il sopracciglio od il naso. L'autore fu abilissimo nello scegliere il naso come espediente principale della storia, scelse di enfatizzare la situazione d'imbarazzo facendolo crescere. In effetti, nel toccarlo ne stimoliamo inconsapevolmente la crescita! Seppe così far suoi tutti quei gesti che poi furono studiati dalla cinesica, codificati nella prossemica, analizzati nello studio delle posture, nella mimica, nella fisiognomica...La sua acutezza osservativa carpì anche quei gesti che in seguito entrarono nello studio del linguaggio organico inconsapevole quali lo sbadiglio, il tossire, il singhiozzare, lo sputare... In anni di studi sono arrivato ad individuare una mia disciplina che ho chiamato Codexemica. Essa decodifica la verità dell'azione umana insita solo negli intenti non nelle apparenze. E' al contrario della prossemica una materia distale, ossia studia da lontano qualunque comportamento, analizzando una serie di dettagli che riconducono alla verità celata se non volutamente manifesta. Di seguito elencherò alcune azioni prese nel racconto riferendomi alle pagine del libro edito in copia anastatica fedele all'originale di Felice Paggi libraio-editore, 1883 e ristampato nel 2002 presso Giunti Industrie Grafiche S.p.a., Prato. Gran parte delle azioni umane sono state da me catalogate in azioni organiche ed azioni personali. Un’azione organica può essere sudare, sputare, lacrimare, starnutire…Un’azione personale può essere la scrollatina di capo (p. 137), il far spalluccia (p. 134), tentennare il capo (p.166), mani incrociate sul petto (p.68), si piantò…a gambe larghe (p.17)...Di seguito troverete alcune sintetiche spiegazioni di gesti istintivi secondo la Codexemica. -fregatina di mani (pp. 6- 99): lo si fa quando gli eventi giocano a nostro favore-grattarsi (pp.7- 9-60-92-179) :ci si gratta il capo quando non si vede via d'uscita immediata in una situazione-naso.. (pp. 14-22-82- 83-138-155-211): ci si tocca il naso quando si mente o si è osato oltre il dovuto-ridere (pp. 14-15-41-92-132-171-174-185-193) : la risata è una sintonia di vita. Si ride quando si è sull'orlo tra realtà ed irrealtà, tra serio e ridicolo. La risata è presa di coscienza di una situazione che ha due aspetti opposti considerabili alla pari: essa è paragonabile al barcollamento del funambolo sulla fune ed alla consapevolezza della caduta; è un richiamo all'equilibrio che può essere perso.-piangere (pp. 18-31-34-141-196-207): si piange quando vi è incompatibilità di sistema totale con la situazione in corso.-singhiozzo (p. 18): si ha singhiozzo quando non ci si aspettava tale esito della situazione-sospiro (pp. 19-172-180): si sospira quando si ambisce ad una situazione -sbadiglio (pp. 23-28-32-88-124-190): si sbadiglia quando vi è incompatibilità di sistema con la situazione in corso. Lo sbadiglio è un ' vorrei ', è un ' magari ',nel senso che si vorrebbe la cosa. Anelo alla compatibilità ma ora non ce la faccio.starnuto (pp. 

Busti fisiognomici di Franz Xaver Messerschmidtscultore austriaco della seconda metà del XVIII seco
uomo che starnutisce, calco uomo che sbadiglia, calco uomo che sputa, calco

45-48-215): si sternuta quando viene a mancare improvvisamente qualcosa a cui ci si teneva. Lo starnuto è quindi un segnale che qualcosa viene a mancare, sfumandosi, non improvvisamente; vi è leggero dispiacere, perché l'illusione piaceva. L'illusione diviene magra realtà.-sputare (pp.23-168): si sputa per dominare una situazione, per volerla controllare. Vi è, di fondo, una consapevolezza di non completo dominio.-tossire (pp.153): il colpo di tosse è un richiamo alla realtà da parte della nostra mente, è un sussulto di personalità. Tramite esso siamo chiamati in prima persona in quella stessa situazione e dobbiamo rispondere. Vi è psicologicamente la consapevolezza della non altezza della situazione ed il colpo di tosse sembra mascherare tale pensiero. Vi è in ogni caso la volontà di superare tale ostacolo anche perché chiamati da altri al farlo: essi si aspettano da noi tale azione.-bere (pp.79-80-124): si beve per tirare avanti, per compensare un'azione forzata, nella quale è richiesta la nostra presenza. L'esigenza di bere è un conato di presenza.brividi (pp.153): si rabbrividisce per registrare la situazione, sia essa favorevole o sfavorevole a noi. E' una sorta di archiviazione corporea del momento. Il corpo così richiama tramite i cinque sensi un fatto considerevole. Si può rabbrividire sentendo una colonna sonora o riassaporando un profumo della nostra infanzia (profumo di trucioli di matita temperata o di pastelli...), oppure semplicemente per il freddo. La mente così cataloga e richiama ogniqualvolta la situazione si ripresenta. E' un piacere della brevissima durata. -tremare(pp.68-143-151-217) vedi: brividi.-sudare (pp.123-160-224): si suda quando si è proiettati nella meta,quando si ha un obiettivo in mente da realizzare, quando si è convinti di portare a termine una cosa avendo coscienza di dominare il percorso-deglutire (p.51): si deglutisce saliva per proseguire una situazione in cui ci si trova invischiati e dalla quale non si può arretrare. E’ un automatismo dal quale non si può scappare.