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Mi sono sempre chiesto
quali possano essere gli ‘ingredienti’, inconsapevoli talvolta, di un
successo, sia esso una prestazione, un evento, un libro, un film... La
fermezza e l'incisività degl'intenti,argutamente pianificati, si rivelano
solo nel tempo perché la lungimiranza d'alcune attenzioni non sono subito
riconoscibili : solo un attento studio a posteriori può mettere in
risalto l'acutezza perseguita. Il risultato così ottenuto rivela un
carattere immediato ed inspiegabilmente calamitante. Il successo de LE
AVVENTURE DI PINOCCHIO ha da un certo lato dell'incredibile: nasce quasi
per istinto di sopravvivenza del Collodi che era stato allontanato dalla
sua professionalità giornalistica senza un motivo forte. La sua
attendibilità era sfumata. Come può reagire un uomo che sente franare
una reputazione a fatica costruita? Ribalta ironicamente la situazione
tragica, individua un altro settore dove egli possa sfogare al meglio la
sua scrittura ed inventa una storiella per bambini dove tutti i ruoli seri
della cronaca cadono per lasciare posto alla pura invenzione, stesa
controllando disinvoltamente tutte le varianti e le trasformazioni. Ho
letto più volte la storia, più volte visto i vari film e cartoni animati
tratti da essa, beneficiando di un'inspiegabile positività. Ma allora
dove sono i segreti? Forse li ho trovati, non tanto nella trama ma nel
modo di raccontare. L'attento autore fu in grado di rendere credibile la
sua storia perché s'era accorto che accompagnando la narrazione con
descrizioni apparentemente insignificanti, il fatto acquisiva più
veridicità. Il narratore fu involontario scopritore di quello che
parecchi decenni più tardi fu codificato come linguaggio segreto del
corpo, in altre parole la scienza che studia la comunicazione non-verbale.
Nella vita quotidiana muovendoci, parlando, pensando, compiamo dei gesti
involontari: essi sono dei segnali, accompagnano il nostro vivere;
osservandoli si può imparare a riconoscere o no la veridicità di un
racconto o di una considerazione. Sono dei gesti fatti di riflesso, che
inconsapevolmente facciamo quando agiamo. La comunicazione umana si
svolge, non solo attraverso le parole, ma anche con l'ausilio di gesti,
posizioni, atteggiamenti e distanze. Il cinema americano ha saputo
appropriarsi di queste attenzioni per rendere la finzione più vicina alla
realtà ed ogni buon attore sa farne uso nelle debite maniere. Un esempio
per capire: immaginate una scena in cui due cow-boys stiano per
affrontarsi in duello: l'inquadratura corre sul volto di uno dei due che,
teso nella situazione oltre ché sudare, deglutisce, muovendo con un lento
giù-sù il pomo d'Adamo. Questo è un dettaglio importante. Ognuno di noi
compie inconsapevolmente tale gesto prima di affrontare qualcosa di
persona in cui non è convinto della riuscita. Il deglutire saliva
metaforicamente accompagna ad ' inghiottire ' la situazione in cui ci si
è ficcati, e dalla quale non ci si può sottrarre. Colui che deglutisce
nel duello è consapevolmente in situazione d'inferiorità e di sicuro avrà
la peggio nell'esito finale del duello. Tralasciare tale piccolo dettaglio
significherebbe non rendere appieno partecipe lo spettatore della
situazione. Il Collodi ha tempestato la sua storia di queste descrizioni,
talvolta anche esagerando; con esse il racconto appare più vicino alla
realtà sebbene si parli seriamente di un burattino di legno che prende
vita. L’artefice fu anticipatore, s'accorse che quei piccoli messaggi
corporei sarebbero stati in grado di arricchire la sua formidabile
invenzione. Fotografare per iscritto tali segnali non-verbali significava
dare maggiore fluidità al racconto per non riempirlo solo di fantasie.
Analizzando il testo si troveranno a decine di questi artifici, primo tra
tutti quello cardine del racconto, ossia l'allungamento del naso di
Pinocchio nel dire una bugia. Raccontando una cosa non vera (e qui si
entra nella comunicazione non verbale) si è portati istintivamente a '
coprire ' in parte il volto quasi a volerci nascondere dietro la menzogna:
lo facciamo portando, senza accorgercene, la mano al viso avendo la
‘scusa gestuale’ di toccare il sopracciglio od il naso. L'autore fu
abilissimo nello scegliere il naso come espediente principale della
storia, scelse di enfatizzare la situazione d'imbarazzo facendolo
crescere. In effetti, nel toccarlo ne stimoliamo inconsapevolmente la
crescita! Seppe così far suoi tutti quei gesti che poi furono studiati
dalla cinesica, codificati nella prossemica, analizzati nello studio delle
posture, nella mimica, nella fisiognomica...La sua acutezza osservativa
carpì anche quei gesti che in seguito entrarono nello studio del
linguaggio organico inconsapevole quali lo sbadiglio, il tossire, il
singhiozzare, lo sputare... In anni di studi sono arrivato ad individuare
una mia disciplina che ho chiamato Codexemica. Essa decodifica la verità
dell'azione umana insita solo negli intenti non nelle apparenze. E' al
contrario della prossemica una materia distale, ossia studia da lontano
qualunque comportamento, analizzando una serie di dettagli che riconducono
alla verità celata se non volutamente manifesta. Di seguito elencherò
alcune azioni prese nel racconto riferendomi alle pagine del libro edito
in copia anastatica fedele all'originale di Felice Paggi libraio-editore,
1883 e ristampato nel 2002 presso Giunti Industrie Grafiche S.p.a., Prato.
Gran parte delle azioni umane sono state da me catalogate in azioni
organiche ed azioni personali. Un’azione organica può essere sudare,
sputare, lacrimare, starnutire…Un’azione personale può essere la
scrollatina di capo (p. 137), il far spalluccia (p. 134), tentennare il
capo (p.166), mani incrociate sul petto (p.68), si piantò…a gambe
larghe (p.17)...Di seguito troverete alcune sintetiche spiegazioni di
gesti istintivi secondo la Codexemica. -fregatina di mani (pp. 6- 99): lo
si fa quando gli eventi giocano a nostro favore-grattarsi (pp.7-
9-60-92-179) :ci si gratta il capo quando non si vede via d'uscita
immediata in una situazione-naso.. (pp. 14-22-82- 83-138-155-211): ci si
tocca il naso quando si mente o si è osato oltre il dovuto-ridere (pp.
14-15-41-92-132-171-174-185-193) : la risata è una sintonia di vita. Si
ride quando si è sull'orlo tra realtà ed irrealtà, tra serio e
ridicolo. La risata è presa di coscienza di una situazione che ha due
aspetti opposti considerabili alla pari: essa è paragonabile al
barcollamento del funambolo sulla fune ed alla consapevolezza della
caduta; è un richiamo all'equilibrio che può essere perso.-piangere (pp.
18-31-34-141-196-207): si piange quando vi è incompatibilità di sistema
totale con la situazione in corso.-singhiozzo (p. 18): si ha singhiozzo
quando non ci si aspettava tale esito della situazione-sospiro (pp.
19-172-180): si sospira quando si ambisce ad una situazione -sbadiglio
(pp. 23-28-32-88-124-190): si sbadiglia quando vi è incompatibilità di
sistema con la situazione in corso. Lo sbadiglio è un ' vorrei ', è un '
magari ',nel senso che si vorrebbe la cosa. Anelo alla compatibilità ma
ora non ce la faccio.starnuto (pp.
| Busti
fisiognomici di Franz Xaver Messerschmidtscultore austriaco
della seconda metà del XVIII seco |
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| uomo che
starnutisce, calco |
uomo che
sbadiglia, calco |
uomo che
sputa, calco |
45-48-215): si sternuta quando
viene a mancare improvvisamente qualcosa a cui ci si teneva. Lo starnuto
è quindi un segnale che qualcosa viene a mancare, sfumandosi, non
improvvisamente; vi è leggero dispiacere, perché l'illusione piaceva.
L'illusione diviene magra realtà.-sputare (pp.23-168): si sputa per
dominare una situazione, per volerla controllare. Vi è, di fondo, una
consapevolezza di non completo dominio.-tossire (pp.153): il colpo di
tosse è un richiamo alla realtà da parte della nostra mente, è un
sussulto di personalità. Tramite esso siamo chiamati in prima persona in
quella stessa situazione e dobbiamo rispondere. Vi è psicologicamente la
consapevolezza della non altezza della situazione ed il colpo di tosse
sembra mascherare tale pensiero. Vi è in ogni caso la volontà di
superare tale ostacolo anche perché chiamati da altri al farlo: essi si
aspettano da noi tale azione.-bere (pp.79-80-124): si beve per tirare
avanti, per compensare un'azione forzata, nella quale è richiesta la
nostra presenza. L'esigenza di bere è un conato di presenza.brividi
(pp.153): si rabbrividisce per registrare la situazione, sia essa
favorevole o sfavorevole a noi. E' una sorta di archiviazione corporea del
momento. Il corpo così richiama tramite i cinque sensi un fatto
considerevole. Si può rabbrividire sentendo una colonna sonora o
riassaporando un profumo della nostra infanzia (profumo di trucioli di
matita temperata o di pastelli...), oppure semplicemente per il freddo. La
mente così cataloga e richiama ogniqualvolta la situazione si ripresenta.
E' un piacere della brevissima durata. -tremare(pp.68-143-151-217) vedi:
brividi.-sudare (pp.123-160-224): si suda quando si è proiettati nella
meta,quando si ha un obiettivo in mente da realizzare, quando si è
convinti di portare a termine una cosa avendo coscienza di dominare il
percorso-deglutire (p.51): si deglutisce saliva per proseguire una
situazione in cui ci si trova invischiati e dalla quale non si può
arretrare. E’ un automatismo dal quale non si può scappare.
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