|
Sono
allergico al “Design” (o forse soffro di una sorta di “Design
overdose”, come può capitare, del resto sempre più spesso, in
Occidente). Ma, premesso doverosamente ciò, mi affascina terribilmente
una questione che (solo in apparenza sembra un giochetto lessicale): è
peggio il “design cattivo” o il “cattivo design” ?
Mi
spiego meglio. Mi disturba di più (intelletualmente si intende.........)
una ghigliottina della Rivoluzione francese efficace,
“ergonomicamente” progettata ed accuratamente realizzata da qualche
anonimo artigiano, o invece uno stereo di marca con la firma di qualche
design trendy i cui displays e comandi non sono affatto intuitivi e chiari
ma necessitano di lunghi training ed autoaddestramenti per riuscire a
tirarne fuori qualche nota ? Meditiamo, meditiamo......
Gli
strumenti di morte come le armi appartengono a quella parte di oggetti
materiali che potremmo dire rappresentano l’”Antidesign” dove tutto
è solo finalizzato a costi di produzione bassi, grande affidabilità
meccanica e semplicità di utilizzo. Qualsiasi brama estetica e di mercato
(anche nel senso dell’industrial design un po’ “furbetto” di oggi)
è lontana anni luce: non esiste un compratore vero e proprio ma intere
nazioni per le quali comunque sono solo il costo e l’efficacia a pesare
nella scelta, sono insomma prodotti industriali di massa assolutamente
anonimi.
Il
fucile d’assalto russo Kalashnikov (noto come AK 47) rappresenta -al di
là dei noti elementi simbolici che gli sono propri: rivoluzione, lotta
armata, guerra fredda, e molte altre cose ancora- un esempio eclatante per
illustrare la mia tesi.
L’oggetto
in questione è probabilmente l’oggetto meccanico industriale prodotto
nel maggior numero di esemplari al mondo. Si stima ne siano stati prodotti
( dal 1947 al 2003) circa quattrocento milioni di esemplari (e una quantità
imprecisata prodotta in modo clandestino o illegale) Decine e decine di
varianti e di up-grading.
Sgombrato
il campo dalla esecrabile natura di del AK 47 (che rimane un bieco
donatore di morte, comunque) rimane però aperta la sfida. Cosa ha da
imparare il “design” dall’”antidesign”
?
Tutto credo, a partire dal fatto che design non dovrebbe, come
troppo spesso accade, significare “oggetto di lusso a
caro prezzo”.
Non
lo so, ma forse c’è parecchio da imparare in termini di progettazione,
se si sa guardare senza pregiudizi, da carri armati, divise militari,
aeroplani da guerra. Il vecchio problema delle relazioni tra etica ed
estetica ritorna sempre a tormentarci La virtù (estetica) a volte è
figlia dell’errore si sa, ma talvolta anche
dell’orrore...................
Antonio
Riello
|