Design cattivo
di Antonio Riello

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono allergico al “Design” (o forse soffro di una sorta di “Design overdose”, come può capitare, del resto sempre più spesso, in Occidente). Ma, premesso doverosamente ciò, mi affascina terribilmente una questione che (solo in apparenza sembra un giochetto lessicale): è peggio il “design cattivo” o il “cattivo design” ?

Mi spiego meglio. Mi disturba di più (intelletualmente si intende.........) una ghigliottina della Rivoluzione francese efficace, “ergonomicamente” progettata ed accuratamente realizzata da qualche anonimo artigiano, o invece uno stereo di marca con la firma di qualche design trendy i cui displays e comandi non sono affatto intuitivi e chiari ma necessitano di lunghi training ed autoaddestramenti per riuscire a tirarne fuori qualche nota ? Meditiamo, meditiamo......

Gli strumenti di morte come le armi appartengono a quella parte di oggetti materiali che potremmo dire rappresentano l’”Antidesign” dove tutto è solo finalizzato a costi di produzione bassi, grande affidabilità meccanica e semplicità di utilizzo. Qualsiasi brama estetica e di mercato (anche nel senso dell’industrial design un po’ “furbetto” di oggi) è lontana anni luce: non esiste un compratore vero e proprio ma intere nazioni per le quali comunque sono solo il costo e l’efficacia a pesare nella scelta, sono insomma prodotti industriali di massa assolutamente anonimi.

Il fucile d’assalto russo Kalashnikov (noto come AK 47) rappresenta -al di là dei noti elementi simbolici che gli sono propri: rivoluzione, lotta armata, guerra fredda, e molte altre cose ancora- un esempio eclatante per illustrare la mia tesi.

L’oggetto in questione è probabilmente l’oggetto meccanico industriale prodotto nel maggior numero di esemplari al mondo. Si stima ne siano stati prodotti ( dal 1947 al 2003) circa quattrocento milioni di esemplari (e una quantità imprecisata prodotta in modo clandestino o illegale) Decine e decine di varianti e di up-grading.

Sgombrato il campo dalla esecrabile natura di del AK 47 (che rimane un bieco donatore di morte, comunque) rimane però aperta la sfida. Cosa ha da imparare il “design” dall’”antidesign”  ?  Tutto credo, a partire dal fatto che design non dovrebbe, come troppo spesso accade, significare “oggetto di lusso a  caro prezzo”.

Non lo so, ma forse c’è parecchio da imparare in termini di progettazione, se si sa guardare senza pregiudizi, da carri armati, divise militari, aeroplani da guerra. Il vecchio problema delle relazioni tra etica ed estetica ritorna sempre a tormentarci La virtù (estetica) a volte è figlia dell’errore si sa, ma talvolta anche dell’orrore...................

Antonio Riello