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Sono
inspiegabilmente attratto dall’errore, dal timore comune che si ha
d’incapparvi e dalle certezze infondate che si hanno di essere sempre
nel giusto. E’ una forma mentale che ci accompagna, che ci distingue dal
mondo vegetale ed animale. L’errore
è un concetto di dominio pubblico: tutti lo capiscono e nessuno lo vuole.
In natura non esiste, ci sono gli accadimenti,…c’è la differenza.
L’errore è quindi un concetto dell’uomo, una caduta a terra di
un’illusione. L’errore c’è quando uno vorrebbe una cosa e la
sequenza prevista non accade. E’un’interpretazione sbagliata di un
intendimento forse giusto, ma non certo. All’errore segue il caso, nel
senso che non siamo in grado di contenerne appieno gli accadimenti
provocati che ci slittano sotto i piedi lasciandoci impreparati.
La
nostra civiltà, fondata sulla volontà di non commettere sbagli quasi in
tacito ed ironico accordo con se stessa, cresce a forza d’errori,
aggiustamenti, disattenzioni che si trasformano a nostra insaputa in
lavoro, volontariato, passatempo, sopportazioni, obblighi… L’ideale
sarebbe protrarre più a lungo possibile l’esistenza senza inghippi e
questo é forse ciò che l’uomo sogna, ma una beata esistenza senza
intoppi sarebbe monotona e priva dell’effetto sorpresa.
Gran
parte del nostro tempo è dedicato alla correzione e questo lo facciamo
senza accorgerci: riscrivendo al computer un documento erroneamente non
salvato, correndo dal meccanico con l’auto che fa fumo per non aver
controllato l’olio del motore o disperandosi in cucina per le patate
bruciate, incautamente lasciate troppo a lungo in forno. Viviamo quindi
una quotidianità piena di sviste, inesattezze, abbagli, cattive
interpretazioni, equivoci… ai quali vediamo di far fronte con umori
alterni: preoccupandoci, reagendo con grinta e disinvoltura o
abbattendoci. La nostra vita pare svolgersi aggiustando, rivedendo,
rifacendo… nell’estrema ricerca di un’esistenza perfetta. La nostra
è quindi una ‘beffarda condizione’ basata su compromessi ed
approssimazioni causate dell’impossibilità di raggiungere l’assenza
di errore a cui tacitamente ambiamo. Ed invece tolleriamo, sopportiamo, ci
accontentiamo! Un cilindro non sarà mai cilindro ed un cubo mai cubico.
E’ il nostro stesso pensiero ad esigere l’assoluto, il perfetto,
aprendoci gli occhi invece ad un altra realtà diversa dalle nostre
aspettative.
All’errore
ci s’abitua sin da piccoli: è curioso notare in loro la capacità
reattiva ad una cosa che non riesce, nella volontà di dominarla:
probabilmente per la mente di un bambino tutte le cose sono possibili e
quindi anche immergere un termometro per la febbre nell’acqua della
pasta per vedere se sta per bollire …è fattibile! L’errore è un
limite che impariamo a non valicare con il vivere, forti d’esperienze già
avute. E’ solo quando si è in situazioni non conosciute che è più
facile cadervi: quando non sappiamo come andrà a finire una cosa e
comunque la compiamo per un’inspiegabile movimento di certezze che ci
prendono. L’errore più facile in cui s’incorre è quello che si
commette alla prima esperienza: premendo troppo sull’acceleratore di
un’automobile che non si conosce, sorseggiando una tazza di cioccolata
all’apparenza innocua od educando i propri figli senza averlo mai fatto
prima. E’ facile sbagliare quando non si conoscono ancora i limiti di
un’azione ed i risvolti che essa produce. Così vista parrebbe una
vita ad ostacoli e trabbocchetti!
Anche
la reiterazione dell’errore ci si mette di mezzo talvolta, ma una
cattiva esperienza fatta ci può dirigere altrimenti per non riprovare
l’amarezza subita. Non sempre però si reagisce così: se si compie
un’azione sbagliata, accidentalmente o per una svista, può succedere
che si perseveri al fine di provare che si è nel giusto. Viviamo esigendo
il giusto e l’errore dell’azione è in netto conflitto con la nostra
necessità d’esattezza. L’aver ragione costituisce l’essenza della
sopravvivenza. Si tratta di una trappola da cui l’uomo sembra incapace
di districarsi.
Si
deve invece capire che l’errore è apportatore di soluzioni nuove e
considerarlo positivamente apre visuali inaspettate.
Saper
quindi accettare e girare a proprio favore le conseguenze degli sviluppi
di un errore commesso e non previsto è ciò che può elevarci da
malumori, nervosismi, isterie. E’ entusiasmante quando gli errori si
trasformano in virtù: nelle barzellette, nello sport, nei racconti, nei
film, nelle invenzioni…L’errore è quindi depositario di elaborazioni
non pianificate, esso a volte ci mostra lati che prima
non potevamo vedere perché nascosti ‘oltre la curva a gomito della
nostra ottusa visuale’.
La
cancellatura è parte della scrittura e quindi l’errore è parte del
pensiero.
Gianni
Rodari nel suo
‘Il libro degli errori’ calca la mano su errori di ortografia
per inventare storielle per bambini: squola,
ecuilibrio,, bidelo, sbaliato, aiutto, péccore, Merqurio…
L’accorgersi
di un errore è un trasalire compiaciuto se fatto in tempo, da panico se
fatto in ritardo. La differenza tra le due situazioni sta nella reazione
del corpo: rilassatezza ed appagamento nel prosieguo dell’azione
aggiustata in tempo o sudori, rossore, ritiro delle falangi delle mani o
dei piedi, necessità di urinare, tremore, frequenza cardiaca in aumento
se non preso in tempo.
Spesso
gli errori sono ‘sottigliezze’ nel senso che sono più riferiti alla
forma che non al concetto. Se scrivo quore o scuadra capisco comunque, non
cambia il concetto. Afferro lo stesso il messaggio e riesco anche a
veicolarlo. E’ solo una questione di modo. Come nelle letterine dei
bambini indirizzate a Babbo natale: sono errori d’innocenza che vengono
comunque compresi con chiari sorrisi dagli adulti. I piccoli si fanno
capire lo stesso ed i loro desideri vanno a segno.
Sinestesia:
è una malattia, forse l'unica bella che esista al mondo! Il sistema
nervoso dei sinestetici crea contaminazioni o errori fra i 5 sensi, del
tipo: vedere le parole a colori, associare suoni ad odori…
Aberrazione:
pensiero o condotta irrazionale insistente sul fatto di aver ragione;
anziché correggere lo sbaglio commesso (che implicherebbe l’ammissione
del torto) s’insiste nel proseguire la propria azione perché ritenuta
giusta, ripetendola. Più si persevera e più risulta difficile ammettere
il torto. Un’ammissione del genere risulterebbe dannosa per quel che
resta della nostra abilità e sanità di mente.
Errori
positivi:
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La
torre pendente di Pisa è un evidente esempio di come un’erroneo calcolo
progettuale si sia trasformato in peculiarità non cercata. Non fu
calcolato il terreno cedevole. La stessa torre diritta magari non avrebbe
attirato così tanti visitatori nei secoli.
-
Un’errore
di calibrazione del collante al reparto ricerche della 3M fece nascere
l’idea dei POST IT ,foglietti attacca e stacca grazie allo strato di
adesivo leggero erroneamente ottenuto.
-
Sui
pacchetti di sigarette Camel vi è disegnato un dromedario e non un
cammello e l’errore non fu cancellato perché l’accorgersi di esso e
parlarne era già pubblicità.
-
Cristoforo
Colombo credette erroneamente di scoprire le Indie chiamando così indiani
gli abitanti della futura America. La sua impresa si posava su un grande
errore interpretativo della concezione del mondo.
-
La
scarpetta di Cenerentola non era di vetro ma di pelliccia, forse di
ermellino secondo la moda di allora. L’errore nasce da un’errata
traduzione del termine francese arcaico vair
(pelliccia) nel francese moderno verre
cioè vetro. La favola con quest’errore acquisì in bellezza e
particolarità.
-
Nel
1961 in occasione della visita del presidente italiano Gronchi in sud
America furono emessi tre francobolli ritraenti i continenti ed un’aereo
in viaggio. Nel 205 lire rosa ci si accorse di un’errore nella stampa
dei confini del Perù. Fu ritirato dopo tre giorni dalla vendita e
ristampato correttamente con cambio del colore in grigio. I 79.625 pezzi
venduti sono a tutt’oggi un buon investimento filatelico per chi li
possiede.
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Quando
la tromba di Dizzy Gillespie cadde accidentalmente piegandosi all’insù,
dopo una comprensiva disperazione seguì, ad un primo tentativo di suono
la scoperta di una particolare tonalità che contraddistinse da allora in
poi le sue suonate. Non volle mai più soffiare su altre trombe se non
sulla sua piegata.
-
Molti
jeans di moda oggi nascono da errori di stampa,di tinteggiatura, di
lavaggio, di cucitura….tanto che pare invertita la maniera di concepire
il capo: sgualcito,strappato, sbiadito….appositamente e non per errore!
L’errore
coinvolge più persone anche non conosciute ripercotendosi su esse (penso
ad un errore di rotta), mentre lo sbaglio coinvolge o se stessi o la
cerchia quotidiana. Lo sbaglio è aggiustabile.
La
rottura, l’ammacco,…sono legati agli errori:dallo sfasciacarrozze vi
è un accumulo di errori!
Correggere:
perché si dice correggi? Le corregge erano dei lacci di cuoio che nella
vestizione del guerriero quattrocentesco servivano a fissare ed assicurare
alla veste d’armi,l’armatura. Ovviamente l’operazione veniva fatta
con l’aiuto di uno scudiero ed il cavaliere di volta in volta si faceva
regolare i pezzi a seconda della comodità dicendo: ‘ correggi !’
Negli
effetti ottici vi è errore od errore interpretativo?
Scrivendo
vi sono errori di trascrizione,di battitura, di traduzione, di
interpretazione, refusi….
Strumenti
per cancellare errori di penna: gomma,bianchetto,scarabocchio,lametta….
Strumenti
per cancellare errori alla tastiera: tasto backspace, annulla digitazione(Ctrl
+Z al pc, Apple + Z al mac)
Carlo
Guazzo
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