Errore su errore
di Carlo Guazzo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono inspiegabilmente attratto dall’errore, dal timore comune che si ha d’incapparvi e dalle certezze infondate che si hanno di essere sempre nel giusto. E’ una forma mentale che ci accompagna, che ci distingue dal mondo vegetale ed animale. L’errore è un concetto di dominio pubblico: tutti lo capiscono e nessuno lo vuole. In natura non esiste, ci sono gli accadimenti,…c’è la differenza. L’errore è quindi un concetto dell’uomo, una caduta a terra di un’illusione. L’errore c’è quando uno vorrebbe una cosa e la sequenza prevista non accade. E’un’interpretazione sbagliata di un intendimento forse giusto, ma non certo. All’errore segue il caso, nel senso che non siamo in grado di contenerne appieno gli accadimenti provocati che ci slittano sotto i piedi lasciandoci impreparati.

La nostra civiltà, fondata sulla volontà di non commettere sbagli quasi in tacito ed ironico accordo con se stessa, cresce a forza d’errori, aggiustamenti, disattenzioni che si trasformano a nostra insaputa in lavoro, volontariato, passatempo, sopportazioni, obblighi… L’ideale sarebbe protrarre più a lungo possibile l’esistenza senza inghippi e questo é forse ciò che l’uomo sogna, ma una beata esistenza senza intoppi sarebbe monotona e priva dell’effetto sorpresa.

Gran parte del nostro tempo è dedicato alla correzione e questo lo facciamo senza accorgerci: riscrivendo al computer un documento erroneamente non salvato, correndo dal meccanico con l’auto che fa fumo per non aver controllato l’olio del motore o disperandosi in cucina per le patate bruciate, incautamente lasciate troppo a lungo in forno. Viviamo quindi una quotidianità piena di sviste, inesattezze, abbagli, cattive interpretazioni, equivoci… ai quali vediamo di far fronte con umori alterni: preoccupandoci, reagendo con grinta e disinvoltura o abbattendoci. La nostra vita pare svolgersi aggiustando, rivedendo, rifacendo… nell’estrema ricerca di un’esistenza perfetta. La nostra è quindi una ‘beffarda condizione’ basata su compromessi ed approssimazioni causate dell’impossibilità di raggiungere l’assenza di errore a cui tacitamente ambiamo. Ed invece tolleriamo, sopportiamo, ci accontentiamo! Un cilindro non sarà mai cilindro ed un cubo mai cubico. E’ il nostro stesso pensiero ad esigere l’assoluto, il perfetto, aprendoci gli occhi invece ad un altra realtà diversa dalle nostre aspettative.

All’errore ci s’abitua sin da piccoli: è curioso notare in loro la capacità reattiva ad una cosa che non riesce, nella volontà di dominarla: probabilmente per la mente di un bambino tutte le cose sono possibili e quindi anche immergere un termometro per la febbre nell’acqua della pasta per vedere se sta per bollire …è fattibile! L’errore è un limite che impariamo a non valicare con il vivere, forti d’esperienze già avute. E’ solo quando si è in situazioni non conosciute che è più facile cadervi: quando non sappiamo come andrà a finire una cosa e comunque la compiamo per un’inspiegabile movimento di certezze che ci prendono. L’errore più facile in cui s’incorre è quello che si commette alla prima esperienza: premendo troppo sull’acceleratore di un’automobile che non si conosce, sorseggiando una tazza di cioccolata all’apparenza innocua od educando i propri figli senza averlo mai fatto prima. E’ facile sbagliare quando non si conoscono ancora i limiti di un’azione ed i risvolti che essa produce. Così vista parrebbe una vita ad ostacoli e trabbocchetti!

Anche la reiterazione dell’errore ci si mette di mezzo talvolta, ma una cattiva esperienza fatta ci può dirigere altrimenti per non riprovare l’amarezza subita. Non sempre però si reagisce così: se si compie un’azione sbagliata, accidentalmente o per una svista, può succedere che si perseveri al fine di provare che si è nel giusto. Viviamo esigendo il giusto e l’errore dell’azione è in netto conflitto con la nostra necessità d’esattezza. L’aver ragione costituisce l’essenza della sopravvivenza. Si tratta di una trappola da cui l’uomo sembra incapace di districarsi.

Si deve invece capire che l’errore è apportatore di soluzioni nuove e considerarlo positivamente apre visuali inaspettate. Saper quindi accettare e girare a proprio favore le conseguenze degli sviluppi di un errore commesso e non previsto è ciò che può elevarci da malumori, nervosismi, isterie. E’ entusiasmante quando gli errori si trasformano in virtù: nelle barzellette, nello sport, nei racconti, nei film, nelle invenzioni…L’errore è quindi depositario di elaborazioni non pianificate, esso a volte ci mostra lati che prima non potevamo vedere perché nascosti ‘oltre la curva a gomito della nostra ottusa visuale’.

La cancellatura è parte della scrittura e quindi l’errore è parte del pensiero.

Gianni Rodari nel suo  ‘Il libro degli errori’ calca la mano su errori di ortografia per inventare storielle per bambini: squola, ecuilibrio,, bidelo, sbaliato, aiutto, péccore, Merqurio…

L’accorgersi di un errore è un trasalire compiaciuto se fatto in tempo, da panico se fatto in ritardo. La differenza tra le due situazioni sta nella reazione del corpo: rilassatezza ed appagamento nel prosieguo dell’azione aggiustata in tempo o sudori, rossore, ritiro delle falangi delle mani o dei piedi, necessità di urinare, tremore, frequenza cardiaca in aumento se non preso in tempo.

Spesso gli errori sono ‘sottigliezze’ nel senso che sono più riferiti alla forma che non al concetto. Se scrivo quore o scuadra capisco comunque, non cambia il concetto. Afferro lo stesso il messaggio e riesco anche a veicolarlo. E’ solo una questione di modo. Come nelle letterine dei bambini indirizzate a Babbo natale: sono errori d’innocenza che vengono comunque compresi con chiari sorrisi dagli adulti. I piccoli si fanno capire lo stesso ed i loro desideri vanno a segno.

Sinestesia: è una malattia, forse l'unica bella che esista al mondo! Il sistema nervoso dei sinestetici crea contaminazioni o errori fra i 5 sensi, del tipo: vedere le parole a colori, associare suoni ad odori…

Aberrazione: pensiero o condotta irrazionale insistente sul fatto di aver ragione; anziché correggere lo sbaglio commesso (che implicherebbe l’ammissione del torto) s’insiste nel proseguire la propria azione perché ritenuta giusta, ripetendola. Più si persevera e più risulta difficile ammettere il torto. Un’ammissione del genere risulterebbe dannosa per quel che resta della nostra abilità e sanità di mente.

  Errori positivi:

-          La torre pendente di Pisa è un evidente esempio di come un’erroneo calcolo progettuale si sia trasformato in peculiarità non cercata. Non fu calcolato il terreno cedevole. La stessa torre diritta magari non avrebbe attirato così tanti visitatori nei secoli.

-          Un’errore di calibrazione del collante al reparto ricerche della 3M fece nascere l’idea dei POST IT ,foglietti attacca e stacca grazie allo strato di adesivo leggero erroneamente ottenuto.

-          Sui pacchetti di sigarette Camel vi è disegnato un dromedario e non un cammello e l’errore non fu cancellato perché l’accorgersi di esso e parlarne era già pubblicità.

-          Cristoforo Colombo credette erroneamente di scoprire le Indie chiamando così indiani gli abitanti della futura America. La sua impresa si posava su un grande errore interpretativo della concezione del mondo.

-          La scarpetta di Cenerentola non era di vetro ma di pelliccia, forse di ermellino secondo la moda di allora. L’errore nasce da un’errata traduzione del termine francese arcaico vair (pelliccia) nel francese moderno verre cioè vetro. La favola con quest’errore acquisì in bellezza e particolarità.

-          Nel 1961 in occasione della visita del presidente italiano Gronchi in sud America furono emessi tre francobolli ritraenti i continenti ed un’aereo in viaggio. Nel 205 lire rosa ci si accorse di un’errore nella stampa dei confini del Perù. Fu ritirato dopo tre giorni dalla vendita e ristampato correttamente con cambio del colore in grigio. I 79.625 pezzi venduti sono a tutt’oggi un buon investimento filatelico per chi li possiede.

-          Quando la tromba di Dizzy Gillespie cadde accidentalmente piegandosi all’insù, dopo una comprensiva disperazione seguì, ad un primo tentativo di suono la scoperta di una particolare tonalità che contraddistinse da allora in poi le sue suonate. Non volle mai più soffiare su altre trombe se non sulla sua piegata.

-          Molti jeans di moda oggi nascono da errori di stampa,di tinteggiatura, di lavaggio, di cucitura….tanto che pare invertita la maniera di concepire il capo: sgualcito,strappato, sbiadito….appositamente e non per errore!

L’errore coinvolge più persone anche non conosciute ripercotendosi su esse (penso ad un errore di rotta), mentre lo sbaglio coinvolge o se stessi o la cerchia quotidiana. Lo sbaglio è aggiustabile.

La rottura, l’ammacco,…sono legati agli errori:dallo sfasciacarrozze vi è un accumulo di errori!

Correggere: perché si dice correggi? Le corregge erano dei lacci di cuoio che nella vestizione del guerriero quattrocentesco servivano a fissare ed assicurare alla veste d’armi,l’armatura. Ovviamente l’operazione veniva fatta con l’aiuto di uno scudiero ed il cavaliere di volta in volta si faceva regolare i pezzi a seconda della comodità dicendo: ‘ correggi !’

Negli effetti ottici vi è errore od errore interpretativo?

Scrivendo vi sono errori di trascrizione,di battitura, di traduzione, di interpretazione, refusi….

Strumenti per cancellare errori di penna: gomma,bianchetto,scarabocchio,lametta….

Strumenti per cancellare errori alla tastiera: tasto backspace, annulla digitazione(Ctrl +Z al pc, Apple + Z al mac)

Carlo Guazzo