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La
Moka Express della Bialetti è una caffettiera notissima tanto che
qualsiasi famiglia italiana ne possiede almeno un esemplare da una due o
più tazzine da caffé. Il successo del progetto risalente agli anni
cinquanta dal forte sapore art decò è dato dalla funzionalità,
robustezza, leggerezza e bontà del caffé dati dall' impiego
dell'alluminio.Caratteristiche oltre la forma sono il suono che emette,
l'apertura a vite, la chiusura, il rumore dell' ebollizione dell'acqua
ed.. all'apertura e chiusura del coperchio l'inconfondibile e classico
schiocco.Tutto ciò rende la Moka dell' omino coi baffi quasi un essere
vivente della nostra casa; ogni tanto scompare in qualche madia o dietro
recipienti nelle mensole della cucina, per un po' di tempo soppiantata da
modelli in inox lucidi e splendenti, dal disegno alla moda, dall'
high-tech al post-modern, ma poi, quasi per incanto riapparrire sui nostri
fornelli a gorgogliare. Proprio come l'Odradek del racconto di Kafka
intitolato 'Il cruccio del padre di famiglia', essa è presente nelle
nostre case a trasmetterci nonostante il buon caffè una sottile
inquietudine...Liberamente,.. di seguito una Moka soppianta l'Odradek sul
testo kafkiano.Dicono alcuni che la parola Moka Express derivi
dall'inglese e su tale fondamento cercano di spiegare la sua formazione.
Altri sono dell'avviso che derivi dal francese pur riconoscendo un'
influsso inglese. L' incertezza delle due interpretazioni lascia a buon
diritto supporre che nessuna delle due corrisponda al vero, e neppure
consenta di trovare un senso alla parola. Nessuno è naturale, s'
occuperebbe di tali indagini, se non esistesse realmente un essere che si
chiama Moka Express. A tutta prima essa si presenta come due tronchi di
prisma piramidale contrapposti e separati da un cilindro piatto. Tuttavia
non si tratta di un semplice prisma; da una delle due piramidi tronche
sporge un minuscolo perno inclinato, e su questo se ne dispone un secondo,
ad angolo pressochè retto. Grazie a quest'ultimo elemento e ad un lato
del prisma, il tutto può stare dritto come su due gambe.Si sarebbe
tentati di credere che l'insieme ebbe, un tempo, una forma razionale e che
ora sí è rotto. Ma la cosa non sembra probabile, non esistono indizi a
riprova, non si vedono giunte o rotture capaci di confermare l'ipotesi; il
tutto sembra privo di senso ma, nel suo genere completo. Di più del
resto, è impossibile dire, perchè la Moka Express è straordinariamente
mobile, e impossibile da agguantare. Può stare, secondo i casi, in
soffitta, per le scale, nei corridoi, nell'andito. A volte si rende
invisibile per mesi, forse è passata in altre case; ma invariabilmente
torna da noi. Spesso, quando ci si fa all'uscio e la si vede in basso,
appoggiata alla ringhiera della scala, viene voglia di rivolgerle la
parola.Non le si fanno si capisce domande difficili, la si tratta, a
motivo della sua piccolezza, come una bambina.'Come ti chiami'? Le si
chiede 'Moka Express ' dice lei .'E dove abiti' ? 'Senza fissa dimora ',
dice ridendo; ma è una risata che si può produrre soltanto senza
polmoni. Risuona come un fruscìo di foglie secche. Con ciò la
conversazione, il più delle volte è finita. Non sempre uno può ottenere
una risposta: Moka Express, spesso, rimane muta, come l'alluminio di cui
sembra fatta. Invano mi domando cosa sarà di lei. Può morire? Tutto
quello che muore, ha avuto uno scopo, un'attività che l'ha logorato; ma
non è il caso della Moka Express. O non dovrà, per caso, un giorno
rotolare ancora dalla scala, davanti ai piedi dei miei figli e dei figli
dei miei figli? E' evidente che non nuoce a nessuno: eppure quasi mi fa
male, l'idea che mi debba sopravvivere.

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