La Moka Express
di Roberto Righetti

La Moka Express della Bialetti è una caffettiera notissima tanto che qualsiasi famiglia italiana ne possiede almeno un esemplare da una due o più tazzine da caffé. Il successo del progetto risalente agli anni cinquanta dal forte sapore art decò è dato dalla funzionalità, robustezza, leggerezza e bontà del caffé dati dall' impiego dell'alluminio.Caratteristiche oltre la forma sono il suono che emette, l'apertura a vite, la chiusura, il rumore dell' ebollizione dell'acqua ed.. all'apertura e chiusura del coperchio l'inconfondibile e classico schiocco.Tutto ciò rende la Moka dell' omino coi baffi quasi un essere vivente della nostra casa; ogni tanto scompare in qualche madia o dietro recipienti nelle mensole della cucina, per un po' di tempo soppiantata da modelli in inox lucidi e splendenti, dal disegno alla moda, dall' high-tech al post-modern, ma poi, quasi per incanto riapparrire sui nostri fornelli a gorgogliare. Proprio come l'Odradek del racconto di Kafka intitolato 'Il cruccio del padre di famiglia', essa è presente nelle nostre case a trasmetterci nonostante il buon caffè una sottile inquietudine...Liberamente,.. di seguito una Moka soppianta l'Odradek sul testo kafkiano.Dicono alcuni che la parola Moka Express derivi dall'inglese e su tale fondamento cercano di spiegare la sua formazione. Altri sono dell'avviso che derivi dal francese pur riconoscendo un' influsso inglese. L' incertezza delle due interpretazioni lascia a buon diritto supporre che nessuna delle due corrisponda al vero, e neppure consenta di trovare un senso alla parola. Nessuno è naturale, s' occuperebbe di tali indagini, se non esistesse realmente un essere che si chiama Moka Express. A tutta prima essa si presenta come due tronchi di prisma piramidale contrapposti e separati da un cilindro piatto. Tuttavia non si tratta di un semplice prisma; da una delle due piramidi tronche sporge un minuscolo perno inclinato, e su questo se ne dispone un secondo, ad angolo pressochè retto. Grazie a quest'ultimo elemento e ad un lato del prisma, il tutto può stare dritto come su due gambe.Si sarebbe tentati di credere che l'insieme ebbe, un tempo, una forma razionale e che ora sí è rotto. Ma la cosa non sembra probabile, non esistono indizi a riprova, non si vedono giunte o rotture capaci di confermare l'ipotesi; il tutto sembra privo di senso ma, nel suo genere completo. Di più del resto, è impossibile dire, perchè la Moka Express è straordinariamente mobile, e impossibile da agguantare. Può stare, secondo i casi, in soffitta, per le scale, nei corridoi, nell'andito. A volte si rende invisibile per mesi, forse è passata in altre case; ma invariabilmente torna da noi. Spesso, quando ci si fa all'uscio e la si vede in basso, appoggiata alla ringhiera della scala, viene voglia di rivolgerle la parola.Non le si fanno si capisce domande difficili, la si tratta, a motivo della sua piccolezza, come una bambina.'Come ti chiami'? Le si chiede 'Moka Express ' dice lei .'E dove abiti' ? 'Senza fissa dimora ', dice ridendo; ma è una risata che si può produrre soltanto senza polmoni. Risuona come un fruscìo di foglie secche. Con ciò la conversazione, il più delle volte è finita. Non sempre uno può ottenere una risposta: Moka Express, spesso, rimane muta, come l'alluminio di cui sembra fatta. Invano mi domando cosa sarà di lei. Può morire? Tutto quello che muore, ha avuto uno scopo, un'attività che l'ha logorato; ma non è il caso della Moka Express. O non dovrà, per caso, un giorno rotolare ancora dalla scala, davanti ai piedi dei miei figli e dei figli dei miei figli? E' evidente che non nuoce a nessuno: eppure quasi mi fa male, l'idea che mi debba sopravvivere.