Il quadrifoglio
di Maria Pia Turri

Una domenica afosa di agosto Vittorio mi ha convinto a partecipare ad un incontro di

Si teneva in un bel posto di montagna, vicino ad Asiago, in una baita.

Ero incerta se andare, per il caldo, la pigrizia, e mi piace ogni tanto rimanere da sola; non capivo a che titolo partecipare.

Alla fine ho deciso, mi piaceva il pensiero di una passeggiata in montagna, che amo.

Mi piace molto camminare nel silenzio, nel verde, guardarmi attorno seguendo i miei pensieri più o meno vaghi.

Il viaggio in macchina è stato faticoso, per la coda che abbiamo incrociato nei pressi di Bassano, per la nausea che talvolta mi assilla su strade con tornanti.

La passeggiata, dal parcheggio, alla malga, piacevole, era breve e su strada asfaltata.

Il posto dove era la malga, bello, solitario, fresco.

Ho conosciuto alcuni amici di Vittorio.

Avevo portato il lavoro a maglia, mi piace usare le mani, ho il vizio di fumare, le mani occupate dai ferri sono un “controllo” alla tentazione della sigaretta.

Mi sono messa dentro la malga con il mio lavoro.

Ho letto parte del primo numero della rivista Tabula Rasa, mi sembrava interessante, ma poi ho smesso.

Mi piace leggere in silenzio, da sola, in queste condizioni riesco a leggere con attenzione, concentrazione, memorizzare, riflettere…

Arcangelo fuori stava preparando dei crostini di pane,fatto da lui, con paté di olive e tartufi, mi ha invitato a mangiare, avevo lo stomaco vuoto.

Sono uscita a mangiare con gli altri.

Come sempre mi guardo attorno, osservo sia le persone che l’ambiente.

Sul prato di erbe varie, ho visto e raccolto un quadrifoglio.

L’ho regalato a Carlo per il successo di Tabula Rasa.

Qualcuno dichiarava di non aver mai trovato, nonostante le ricerche, un quadrifoglio.

Per me è un evento del tutto normale, quando ci solo trifogli, sui bordi delle strade, in campagna, in montagna, nei giardini, sugli argini…con un colpo d’occhio, senza cercare, senza fissare, individuo il quadrifoglio.

Individuo, capto “il diverso”.

Ho detto di questa mia caratteristica, aggiungendo di aver letto in un testo:”L’arte di vedere”, che si tratta di un modo di osservare, quasi inconsapevole, d’istinto, il diverso.

Riflettendo ho verificato che è così, “ non vedo” i trifogli, mi balza agli occhi il quadrifoglio, come se emergesse per la forma, dentro un tutto indistinto, di colore omogeneo.

Carlo mi ha fatto una domanda, apparentemente curiosa.

“ Cogli anche la diversità delle persone?”

Ho subito risposto sì, come una intuizione, ho capito la mia facilità, il piacere che trovo a rapportarmi con la diversità.

Mi stimola, mi costringe a pensare in modo inconsueto, a trovare modi, tempi, linguaggi adatti, efficaci, mi sento viva, “creativa”.

Per tantissimi anni ho fatto l’insegnante elementare, nel mio lavoro ho avuto la necessità, l’opportunità, la fortuna di occuparmi di centinaia, centinaia di bambine, bambini, ognuno con la sua individualità, la sua storia.

Li ricordo quasi tutti, molti sono adulti, con i loro nomi e cognomi, i loro volti sono incisi nella mia memoria e nel mio muscolo cardiaco.

Li accompagnavo dalla prima alla quinta

Ma quelli che ricordo in modo indelebile, nei particolari, nei vissuti, episodi, fatti, sono i bambini “difficili”, quelli che all’inizio mi hanno messo alla prova, mi hanno fatto sudare, arrancare, mi hanno messo alle strette, talvolta alla corda, mi hanno depistata…

Tra questi Alessandro, un bambino autistico; Anna Maria, Giulia, Gloria, tre bambine down; Federico un bambino celebroleso, Alessandro un anoressico duro, alcuni “caratteriali” Luciano, Michele; e i nomadi bambini sveglissimi, con esperienze più grandi della loro età, poco abituati all’apprendimento scolastico..,bambini stranieri catapultati in un mondo sconosciuto, sradicati..

Ho trovato nel tempo, con il tempo con questi un profondo,significativo, particolare rapporto, d’affetto, amore reciproco; linguaggi comuni, possibili, che loro suggerivano o io…

Sono stati rapporti continuati, finita la scuola. Alcuni continuano, non solo nel ricordo, ma come frequentazione di amicizia tra adulti diversi, paritari, rispettosi.

A questi bambini particolari ho dedicato dei ritratti a parole, sgorgati dal cuore.

La domanda di Carlo mi ha fatto riflettere.

Le cose rare, come il quadrifoglio, diverse, sono considerate preziose.

Nel caso in questione si attribuisce al quadrifoglio “la qualità di portare fortuna”, non è una pietra preziosa, ma  “ha” un valore, un potere.

Perché ugualmente non siamo, spesso in grado, di cogliere come fortuna, opportunità di conoscenza di altri e di noi stessi, l’incontro con una persona diversa?

Io che ho facilità a trovare quadrifogli, li regalo con piacere, non credo molto alla fortuna, mi piace trovarli.

Vorrei, con la stessa facilità, regalare la capacità di cogliere, apprezzare le diversità umane.

Regalare l’esperienza profonda, stimolante, affettiva, di avere con loro dei rapporti paritari, reali, rispettosi…

Vorrei condividere ciò che io vivo con naturalezza, felicità,”orgoglio”.

                                              

 

 

 

Maria Pia Turri.