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Una
domenica afosa di agosto Vittorio mi ha convinto a partecipare ad un
incontro di
Si
teneva in un bel posto di montagna, vicino ad Asiago, in una baita.
Ero
incerta se andare, per il caldo, la pigrizia, e mi piace ogni tanto
rimanere da sola; non capivo a che titolo partecipare.
Alla
fine ho deciso, mi piaceva il pensiero di una passeggiata in montagna, che
amo.
Mi
piace molto camminare nel silenzio, nel verde, guardarmi attorno seguendo
i miei pensieri più o meno vaghi.
Il
viaggio in macchina è stato faticoso, per la coda che abbiamo incrociato
nei pressi di Bassano, per la nausea che talvolta mi assilla su strade con
tornanti.
La
passeggiata, dal parcheggio, alla malga, piacevole, era breve e su strada
asfaltata.
Il
posto dove era la malga, bello, solitario, fresco.
Ho
conosciuto alcuni amici di Vittorio.
Avevo
portato il lavoro a maglia, mi piace usare le mani, ho il vizio di fumare,
le mani occupate dai ferri sono un “controllo” alla tentazione della
sigaretta.
Mi
sono messa dentro la malga con il mio lavoro.
Ho
letto parte del primo numero della rivista Tabula Rasa, mi sembrava
interessante, ma poi ho smesso.
Mi
piace leggere in silenzio, da sola, in queste condizioni riesco a leggere
con attenzione, concentrazione, memorizzare, riflettere…
Arcangelo
fuori stava preparando dei crostini di pane,fatto da lui, con paté di
olive e tartufi, mi ha invitato a mangiare, avevo lo stomaco vuoto.
Sono
uscita a mangiare con gli altri.
Come
sempre mi guardo attorno, osservo sia le persone che l’ambiente.
Sul
prato di erbe varie, ho visto e raccolto un quadrifoglio.
L’ho
regalato a Carlo per il successo di Tabula Rasa.
Qualcuno
dichiarava di non aver mai trovato, nonostante le ricerche, un
quadrifoglio.
Per
me è un evento del tutto normale, quando ci solo trifogli, sui bordi
delle strade, in campagna, in montagna, nei giardini, sugli argini…con
un colpo d’occhio, senza cercare, senza fissare, individuo il
quadrifoglio.
Individuo,
capto “il diverso”.
Ho
detto di questa mia caratteristica, aggiungendo di aver letto in un
testo:”L’arte di vedere”, che si tratta di un modo di osservare,
quasi inconsapevole, d’istinto, il diverso.
Riflettendo
ho verificato che è così, “ non vedo” i trifogli, mi balza agli
occhi il quadrifoglio, come se emergesse per la forma, dentro un tutto
indistinto, di colore omogeneo.
Carlo
mi ha fatto una domanda, apparentemente curiosa.
“
Cogli anche la diversità delle persone?”
Ho
subito risposto sì, come una intuizione, ho capito la mia facilità, il
piacere che trovo a rapportarmi con la diversità.
Mi
stimola, mi costringe a pensare in modo inconsueto, a trovare modi, tempi,
linguaggi adatti, efficaci, mi sento viva, “creativa”.
Per
tantissimi anni ho fatto l’insegnante elementare, nel mio lavoro ho
avuto la necessità, l’opportunità, la fortuna di occuparmi di
centinaia, centinaia di bambine, bambini, ognuno con la sua individualità,
la sua storia.
Li
ricordo quasi tutti, molti sono adulti, con i loro nomi e cognomi, i loro
volti sono incisi nella mia memoria e nel mio muscolo cardiaco.
Li
accompagnavo dalla prima alla quinta
Ma
quelli che ricordo in modo indelebile, nei particolari, nei vissuti,
episodi, fatti, sono i bambini “difficili”, quelli che all’inizio mi
hanno messo alla prova, mi hanno fatto sudare, arrancare, mi hanno messo
alle strette, talvolta alla corda, mi hanno depistata…
Tra
questi Alessandro, un bambino autistico; Anna Maria, Giulia, Gloria, tre
bambine down; Federico un bambino celebroleso, Alessandro un anoressico
duro, alcuni “caratteriali” Luciano, Michele; e i nomadi bambini
sveglissimi, con esperienze più grandi della loro età, poco abituati
all’apprendimento scolastico..,bambini stranieri catapultati in un mondo
sconosciuto, sradicati..
Ho
trovato nel tempo, con il tempo con questi un profondo,significativo,
particolare rapporto, d’affetto, amore reciproco; linguaggi comuni,
possibili, che loro suggerivano o io…
Sono
stati rapporti continuati, finita la scuola. Alcuni continuano, non solo
nel ricordo, ma come frequentazione di amicizia tra adulti diversi,
paritari, rispettosi.
A
questi bambini particolari ho dedicato dei ritratti a parole, sgorgati dal
cuore.
La
domanda di Carlo mi ha fatto riflettere.
Le
cose rare, come il quadrifoglio, diverse, sono considerate preziose.
Nel
caso in questione si attribuisce al quadrifoglio “la qualità di portare
fortuna”, non è una pietra preziosa, ma
“ha” un valore, un potere.
Perché
ugualmente non siamo, spesso in grado, di cogliere come fortuna,
opportunità di conoscenza di altri e di noi stessi, l’incontro con una
persona diversa?
Io
che ho facilità a trovare quadrifogli, li regalo con piacere, non credo
molto alla fortuna, mi piace trovarli.
Vorrei,
con la stessa facilità, regalare la capacità di cogliere, apprezzare le
diversità umane.
Regalare
l’esperienza profonda, stimolante, affettiva, di avere con loro dei
rapporti paritari, reali, rispettosi…
Vorrei
condividere ciò che io vivo con naturalezza, felicità,”orgoglio”.
Maria
Pia Turri.
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